Estratti tematici dall'Opera di Maria Valtorta
Sezione: Gesù Maestro
estratti temaci presenti nella pagina: tredici (13) - data utimo aggiornamento: 5 maggio 2026
Non giudicare. Tu non puoi sapere nulla.
Vi sono cose che Io permetto. Ve ne sono altre che Io provoco. E nessuna è senza scopo. E nessuna è capita con giustizia da voi umani.
Io solo sono Giudice e Salvatore.
Una sola cosa è necessaria all’uomo: il regno dello spirito dove Io sono, il Regno di Dio.
Di quest’ultima cosa operata in te, per cui sei diventata la mia imitatrice nel silenzio che è prudenza, che è carità, che è sacrificio, e che mi piace più di un incenso, me ne hai dato lode proclamando che Io avevo fatto la grazia. Questo riconoscimento mi spinge ad operare di più.
L’amore è il microscopio dell’anima.
Più uno ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti.
Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.
Credono che la Penitenza sia una cosa inutile, sorpassata, una quieta manìa. Non c’è che Penitenza e Amore che abbiano peso agli occhi di Dio per arrestare gli avvenimenti e deviarli.
Ma sapete, o disgraziati, cosa fate trascurando l’amore? Perdete Dio, il suo aiuto in Terra, la sua vista in Cielo.
Una parola di consiglio, di conforto, di dolcezza, un atto di aiuto materiale, una preghiera sono carità.
Un’elemosina data con mal garbo, avvilendo il povero, in cui non sapete vedere Me, non è carità.
Ma pensa questo, per non sbagliare, quando ti guardi con stupore vedendo che le tue braccia mettono penne mutandosi in ali: tutto il bene che vedi essere nato dove prima erano erbacce e bronchi di male è mio, te l’ho donato Io. Da te non avresti potuto nulla, nonostante il tuo buon volere.
Sono Maestro e Medico, ma sono anche Padre. E se non fossi l’Uomo-Dio vorrei dire: sono Madre per voi tutti perché come una madre Io vi porto, vi nutro, vi curo, vi istruisco, piango su voi, di voi mi glorio. L’amore di un padre è già diverso. L’amore di una madre è l’amore degli amori, dopo quello di Dio. È per questo che sulla croce vi ho dati alla Mamma mia. Non vi ho affidati al Padre, dal quale, morendo, vi riscattavo. Vi ho dati alla Mamma perché eravate informi o appena nati e vi era bisogno di un seno di Mamma per voi.
Non giudicare nulla spregevole, rispetto al soprannaturale. La vita è fatta di cose comuni ma che, rivestite di amore, divengono eccelse. Mia Madre è stata ugualmente grande e degna dell’ammirazione degli angeli nell’attimo del suo “fiat” come quando, lasciando le contemplazioni dei più alti misteri e la meditazione del dolore che avrebbe ferito Lei attraverso la sua Creatura, si dedicava alle umili incombenze della donna lavando, con amore, i miei pannilini, cucinando, con amore, il cibo allo sposo, rassettando, con amore, la casa, ascoltando, con amore, i bisogni dei vicini.
L’amore è sempre pronto, pieghevole, dolce, ilare, generoso, paziente.
Volete un segno della mia potenza? Ma sono venti secoli che vi do questo segno! A che è giovato? Ho aperto su di voi i torrenti delle mie grazie e dal Cielo li ho fatti scendere sulla Terra in mille e diecimila miracoli. Ho sanato i vostri malati, ho sedato le vostre guerre, ho prosperato i vostri affari, ho risposto ai vostri dubbi, anche su cose di fede, perché so la vostra debolezza che non crede se non vede, sono venuto a ripetere la mia dottrina, ho mandato mia Madre perché con la sua dolcezza vi piegasse a penitenza e ad amore. A che ha giovato? Mi avete trattato come uno scemo, sfruttando la mia potenza e la mia pazienza, convinti che Io, dopo avere fatto il miracolo, non me ne ricordassi più. No, figli del mio dolore. Tutto è segnato nel gran libro della mia Intelligenza e non è usato inchiostro per scrivere in essa, ma il carbone acceso dell’Amore. E tutto viene ricordato.
Dialogo tra il rabbi Gamaliele e il Maestro Gesù:
Gamaliele: «Tu ami molto le erbe e gli animali, non è vero?».
Gesù: «Molto. È il mio libro vivente. L’uomo ha sempre davanti le fondamenta della fede. La Genesi vive nella natura. Ora, uno che sa vedere, sa anche credere. Questo fiore, così dolce nel profumo e nella materia delle sue pendule corolle, e così in contrasto con questo spinoso ginepro e con quel ginestrone pungente, può essersi fatto da sé? E, guarda là, quel pettirosso può essersi così da solo fatto, con quella ditata di sangue disseccato sulla gola molle? E quelle due tortore dove e come hanno potuto dipingersi quel collare di onice sul velo delle piume grigie? E là, quelle due farfalle, una nera a grandi occhi d’oro e rubino, bianca con righe d’azzurro l’altra, dove avranno trovato le gemme e i nastri per le loro ali? E questo rio? È acqua. Sta bene. Ma da dove venuta? Quale la fonte prima dell’acqua-elemento? Oh! guardare vuol dire credere, se si sa vedere».
Gamaliele: «Guardare vuol dire credere. Noi guardiamo troppo poco la Genesi viva che ci sta davanti».
Gesù: «Troppa scienza, Gamaliele. E troppo poco amore, e troppo poca umiltà».
Io ve la do. Ve lo dovreste ricordare. Ve la do come vita animale facendovi nascere e conservandovi vivi. Ve la do come vita spirituale con la Grazia e i Sacramenti.
Dovreste ricordarvelo sempre e farne buon uso.
Quando poi vi rendo la salute, vi faccio rinascere quasi dopo malattia mortale, dovreste ancor più ricordarvi che quella vita, rifiorita quando già la carne sapeva di tomba, è mia.
E per riconoscenza usarla nel Bene.