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Tu non puoi sapere nulla. Vi sono cose che Io permetto. Ve ne sono altre che Io provoco. E nessuna è senza scopo. E nessuna è capita con giustizia da voi umani. Io solo sono Giudice e Salvatore. |
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Questo riconoscimento mi spinge ad operare di più. |
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Più uno ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre. |
Non c’è che Penitenza e Amore che abbiano peso agli occhi di Dio per arrestare gli avvenimenti e deviarli. |
Perdete Dio, il suo aiuto in Terra, la sua vista in Cielo. |
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Un’elemosina data con mal garbo, avvilendo il povero, in cui non sapete vedere Me, non è carità. |
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Gamaliele: «Tu ami molto le erbe e gli animali, non è vero?». Gesù: «Molto. È il mio libro vivente. L’uomo ha sempre davanti le fondamenta della fede. La Genesi vive nella natura. Ora, uno che sa vedere, sa anche credere. Questo fiore, così dolce nel profumo e nella materia delle sue pendule corolle, e così in contrasto con questo spinoso ginepro e con quel ginestrone pungente, può essersi fatto da sé? E, guarda là, quel pettirosso può essersi così da solo fatto, con quella ditata di sangue disseccato sulla gola molle? E quelle due tortore dove e come hanno potuto dipingersi quel collare di onice sul velo delle piume grigie? E là, quelle due farfalle, una nera a grandi occhi d’oro e rubino, bianca con righe d’azzurro l’altra, dove avranno trovato le gemme e i nastri per le loro ali? E questo rio? È acqua. Sta bene. Ma da dove venuta? Quale la fonte prima dell’acqua-elemento? Oh! guardare vuol dire credere, se si sa vedere». Gamaliele: «Guardare vuol dire credere. Noi guardiamo troppo poco la Genesi viva che ci sta davanti». Gesù: «Troppa scienza, Gamaliele. E troppo poco amore, e troppo poca umiltà». |
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Dovreste ricordarvelo sempre e farne buon uso. Quando poi vi rendo la salute, vi faccio rinascere quasi dopo malattia mortale, dovreste ancor più ricordarvi che quella vita, rifiorita quando già la carne sapeva di tomba, è mia. E per riconoscenza usarla nel Bene. |
Ma però guardiamola non attraverso il colore della minaccia, ma attraverso il colore dell’amore. Non diciamo: “Guai se non farò questo!” rimanendo tremanti in attesa di peccare, di non essere capaci di non peccare. Ma diciamo: “Beato me se farò questo!” e con slancio di soprannaturale gioia, giubilando, lanciamoci verso queste beatitudini, nate dall’osservanza della Legge come corolle di rose da un cespuglio di spine. |
Amato e benedetto, egli è simile a quelle sorgive che salvano nei deserti e che si danno, senza avarizia, liete di potersi dare per sollevare le disperazioni. Se è povero, è lieto nella sua povertà, e mangia il suo pane dolce della ilarità del libero dall’arsione dell’oro, e dorme il suo sonno scevro da incubi, e sorge riposato al suo sereno lavoro che pare sempre leggero se viene fatto senza avidità e invidia. |
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Le grazie che Dio ci concede non sono un male e non lo devono divenire. Amore sono. Per amore sono date. Occorre con amore usarne di queste ricchezze che Dio ci concede in affetti e in bene. E solo chi non se ne fa degli idoli ma dei mezzi per servire in santità Dio, mostra di non avere un attaccamento peccaminoso ad esse. Pratica allora la santa povertà dello spirito, che di tutto si spoglia per essere più libero di conquistare Iddio santo, suprema Ricchezza. Conquistare Dio, ossia avere il Regno dei Cieli. |
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Se fossero sante non avrebbero bisogno di voi, sacerdoti, per raggiungere la Luce. L’avrebbero già in sé. Se fossero giusti non avrebbero bisogno di voi giudici per essere tenuti nel freno della giustizia, l’avrebbero già in sé. Se fossero sani non avrebbero bisogno di chi cura. Siate dunque mansueti. Non mettete in fuga le anime. Attiratele con l’amore. Perché la mansuetudine è amore, così come lo è la povertà di spirito. |
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Sì. Coloro che piangono amando il Signore saranno consolati. |
Così è l’uomo. Non è la carne che diviene immortale, è l’anima. E va nutrita per portarla all’immortalità, alla quale, per amore, essa poi porterà la carne nella risurrezione beata. Nutrimento dell’anima è la Sapienza, è la Giustizia. Come liquido e cibo esse vengono aspirate e corroborano, e più se ne gusta e più cresce la santa avidità del possedere la Sapienza e di conoscere la Giustizia. |
Verrà. Dio si darà al suo nato, se lo attaccherà direttamente al seno e il nato al Paradiso si sazierà della Madre ammirabile che è Dio stesso, e non conoscerà mai più fame, ma si riposerà beato sul seno divino. Nessuna scienza umana equivale a questa divina. |
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Abbiate misericordia. Perdonate, compatite, soccorrete, istruite, sorreggete. Non chiudetevi in una torre di cristallo dicendo: “Io sono puro e non scendo fra i peccatori”. Non dite: “Io sono ricco e felice, e non voglio udire le miserie altrui”. Badate che più rapido di fumo dissipato da gran vento può dileguarsi la vostra ricchezza, la vostra salute, il vostro benessere famigliare. E ricordate che il cristallo fa da lente, e ciò che mescolandovi fra la folla sarebbe passato inosservato, mettendovi in una torre di cristallo, unici, separati, illuminati da ogni parte, non potete più tenerlo nascosto. Misericordia per compiere un segreto, continuo, santo sacrificio di espiazione e ottenere misericordia. |
Perciò se sarete impuri non potrete entrare nel Regno di Dio. Ma, oh! gioia! Anticipata gioia che il Padre concede ai figli! Colui che è puro ha dalla Terra un principio di Cielo, perché Dio si curva sul puro e l’uomo dalla Terra vede il suo Dio. Non conosce sapore di amori umani, ma gusta, fino all’estasi, il sapore dell’amore divino, e può dire: “Io sono con Te e Tu in me, onde io ti possiedo e conosco come sposo amabilissimo dell’anima mia”. E, credetelo, che chi ha Dio ha inspiegabili, anche a se stesso, mutamenti sostanziali per cui diviene santo, sapiente, forte, e sul suo labbro fioriscono parole, e i suoi atti assumono potenze che non sono, no, della creatura, ma di Dio che vive in essa. Cosa è la vita di colui che vede Dio? Beatitudine. E vorreste privarvi di simile dono per fetide impurità? |
Non può uno dirsi figlio di Dio, né può Dio dire figlio suo un uomo se costui ha spirito irascibile sempre pronto a scatenare tempeste. Non solo. Ma neppure può dirsi figlio di Dio colui che, pur non essendo di proprio scatenatore delle stesse, non contribuisce con la sua grande pace a calmare le tempeste suscitate da altri. |
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Infatti la bontà di uno fa apparire ancor più nera la malvagità del malvagio. Infatti la fede del credente vero fa apparire ancora più viva la ipocrisia del falso credente. Infatti non può non essere odiato dagli ingiusti colui che col suo modo di vivere è un continuo testimoniare la giustizia. E allora, ecco, che si infierisce sugli amanti della giustizia. |
L’eterno che è nell’uomo sfugge all’insidia, e anzi acquista una vitalità ancor più vigorosa dalla persecuzione. La vita fugge dalle ferite che aprono le vene o per gli stenti che consumano il perseguitato. Ma il sangue fa la porpora del re futuro e gli stenti sono tanti scalini per montare sui troni che il Padre ha preparato per i suoi martiri, ai quali sono serbati i seggi regali del Regno dei Cieli. |
Ma quando si apriranno le porte dei Cieli, come imponenti re, essi entreranno nella Città di Dio e li inchineranno gli angeli, cantando di gioia. Pure voi, pure voi, oltraggiati e calunniati per essere stati di Dio, avrete il trionfo celeste, e quando il tempo sarà finito e completo sarà il Paradiso, ecco che allora ogni lacrima vi sarà cara, perché per essa avrete conquistato questa gloria eterna che in nome del Padre Io vi prometto. |
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Perché pensarvi da oggi? Non è già abbastanza piena dei ricordi penosi di ieri, e dei pensieri crucciosi di oggi, la vita, per sentire bisogno di mettervi anche gli incubi dei “che sarà?” del domani? Lasciate ad ogni giorno il suo affanno! Ve ne saranno sempre più di quante ne vorremmo di pene nella vita, senza aggiungere pene presenti a pene future! Dite sempre la grande parola di Dio: “Oggi”. Siete suoi figli, creati secondo la sua somiglianza. Dite dunque con Lui: “Oggi”. |
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Nulla. Cosa vi acquista il ripudiarli? Tutto. Io parlo a peccatori, perché l’uomo è peccatore. Ebbene, ditemi, in verità: dopo avere appagato il senso, o l’orgoglio, o l’avarizia, vi siete sentiti più freschi, più contenti, più sicuri? Nell’ora che segue all’appagamento, e che è sempre ora di riflessione, avete proprio sinceramente sentito di essere felici? Io non ho gustato questo pane del senso. Ma rispondo per voi: “No. Appassimento, scontento, incertezza, nausea, paura, irrequietezza. Ecco cosa è stato il succo spremuto dall’ora passata”. |
L’amore dei figli dovrebbe farvi meditare cento volte e cento, anche nel caso di una morte di coniuge. |
Lo sguardo di un fanciullo, se il suo spirito è unito a quello di Dio, può far crollare i templi vani senza usare lo scuotio di Sansone, comandare mitezza alle belve e agli uomini-belva, respingere la morte, vincere le malattie dello spirito, come la parola di un fanciullo fuso al Signore e strumento del Signore può anche sanare i morbi, levare il veleno ai serpenti, operare ogni miracolo. Perché Dio opera in lui |
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C’è solo l’Amore. Come ho detto ieri sera, l’Amore calma i violenti e sazia gli avidi. L’Amore: Dio. Con Dio in voi, pienamente posseduto per merito di un amore perfetto, l’occhio diviene fuoco che brucia ogni idolo e ne atterra i simulacri, la parola diviene potenza. E ancora: l’occhio diviene arma che disarma. Non si resiste a Dio, all’Amore. Solo il demonio vi resiste perché è l’Odio perfetto, e con esso vi resistono i suoi figli. Gli altri, i deboli posseduti da una passione, ma non vendutisi volontariamente al demonio, non vi resistono. Quale che sia la loro religione o il loro assenteismo da ogni fede, quale che sia il loro livello di bassezza spirituale, vengono colpiti dall’Amore che è il grande Vittorioso. Cerca di giungere a questo, e presto, e farai ciò che fanno i figli di Dio e portatori di Dio |